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Lentini, l’ergastolano Sebastiano Brunno condannato anche per estorsione

Il procedimento giudiziario scaturì dalla denuncia di un imprenditore edile di Carlentini, secondo cui Brunno, forte della sua caratura criminale lo avrebbe costretto a cedergli un appartamento senza alcun corrispettivo

La seconda sezione della Corte d’appello di Catania ha inflitto la condanna a 6 anni e 8 mesi di reclusione a carico del lentinese Sebastiano Brunno, 61 anni.

L’imputato, ritenuto il reggente del clan Nardo, era stato accusato del reato di estorsione ai danni di un imprenditore edile di Carlentini.  Il procedimento giudiziario scaturì dalla denuncia dell’imprenditore, secondo cui Brunno, forte della sua caratura criminale lo avrebbe costretto a cedergli un appartamento senza alcun corrispettivo.  

I giudici hanno riformato la sentenza di primo grado, emessa il 25 giugno 2020 riducendola di quattro mesi. Mentre la Procura generale aveva reiterato la richiesta di condanna dell’imputato a 18 anni di reclusione il legale della difesa, Sebastiano Troia, ha insistito sulla linearità della condotta del suo assistito che avrebbe consegnato la somma di 20 milioni di lire per il preliminare dell’atto di compravendita dell’immobile oggetto della contestazione, mai restituiti. Per la pubblica accusa, l’imprenditore edile non avrebbe accennato ad alcuna reazione, intimorito dalla caratura criminale dell’imputato.

Brunno sta scontando una condanna all’ergastolo perché riconosciuto responsabile del reato di associazione per delinquere di stampo mafioso e dell’omicidio di Nicolò Agnello, avvenuto nel 1992 a Lentini, nell’ambito della faida tra le cosche mafiose antagoniste al clan Nardo.


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