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Carlentini, cerimonia a villa Vittorio Veneto per rinnovare la memoria della tragedia delle foibe e dell’esodo

A Carlentini per il quinto anno consecutivo ad organizzare la cerimonia l’associazione politico culturale Davvero e Sempre guidata dal presidente Giovanni Condorelli

Si è svolta a villa Vittorio Veneto la cerimonia per conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale. Una corona di alloro è stata deposta sulla targa in marmo  collocata nel 2018 su proposta del presidente dell’associazione politico culturale Davvero e Sempre, Giovanni Condorelli, autorizzata dall’amministrazione comunale.

Presenti anche il sindaco Giuseppe Stefio, i consiglieri comunali Laura Scolari di Carlentini e Luigi Campisi di Lentini,  il presidente Alfio Caltabiano e alcuni rappresentanti dell’associazione combattenti e reduci di Carlentini. Con loro i soci e il presidente dell’associazione Davvero e Sempre.

“Rinnovare la memoria delle foibe è un dovere e una responsabilità sociale- ha detto il sindaco Giuseppe Stefio – Ricordare è importante, ma soprattutto necessario per conservare e rinnovare la memoria di quei fatti tragici. È fondamentale per le giovani generazioni ripercorrere quelle tappe, anche se dolorose, perché per loro è questo il momento in cui si forma una coscienza e una consapevolezza”.

Nel suo intervento il presidente dell’associazione, Giovanni Condorelli, ha  ricordato la tragedia che portò alla morte migliaia di persone.

“Le battaglie e le guerre vanno condannate– ha dichiarato Condorelli – Il Giorno del Ricordo richiama al raccoglimento e alla solidarietà con i familiari e i discendenti di quanti vennero uccisi con crudeltà e gettati nelle foibe, degli italiani strappati alle loro case e costretti all’esodo, di tutti coloro che al confine orientale dovettero pagare i costi umani più alti agli orrori della Seconda Guerra mondiale e al suo prolungamento nella persecuzione, nel nazionalismo violento, nel totalitarismo oppressivo. A Carlentini  abbiamo avuto la testimonianza di un esule, una maestra che a 8 anni fu costretta insieme alla famiglia a scappare da quelle terre per sfuggire al crudele destino” .


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