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Carlentini, la corsa verso lo straordinario: la storia di Giuseppe Giamundo e il sogno realizzato alla Maratona di New York

Nelle sue parole, la corsa assume un valore che supera l’aspetto atletico: diventa un terreno di presenza, ascolto, identità

A volte la spinta a cambiare vita arriva in un momento preciso, in una frase, in un lampo di lucidità che mette in fila tutto ciò che prima sembrava sospeso. Per Giuseppe Giamundo, 51 anni, originario di Carlentini, quel lampo è arrivato durante un modulo del MICAP – Master internazionale in coaching ad alte prestazioni – con una frase che non ha più smesso di risuonargli dentro: “Fai della tua vita un qualcosa di straordinario”.

Una frase che ha fatto da detonatore a una decisione radicale: correre la Maratona di New York, la più iconica, la più simbolica, la più sognata.

Giamundo, dopo una laurea in Economia, trascorre circa dieci anni tra Milano e la Svizzera lavorando per una società di rating. Una carriera solida, ma che a un certo punto perde luce. “Ho deciso di lasciare il posto fisso e prendermi un anno sabbatico per recuperare motivazione e chiarezza”, racconta. Una scelta non scontata, che lo riporta nella sua terra e lo conduce a reinventarsi come consulente aziendale, sostenuto da una convinzione diventata mantra: “Chi non si forma, si ferma”.

L’idea della maratona non nasce da una passione sportiva coltivata da anni. Anzi. “Non avevo mai corso in vita mia”, precisa. E proprio per questo la sfida diventa ancora più significativa. Nelle sue parole, la corsa assume un valore che supera l’aspetto atletico: diventa un terreno di presenza, ascolto, identità.

“Quando corro sono davvero qui, nel momento presente. Non puoi scappare: senti il respiro, il corpo, il ritmo dei passi. È un modo per tornare a casa, non una casa fisica, ma una casa interiore. È lì che ritrovo la mia autenticità”.

L’allenamento verso New York è fatto di albe fredde, piogge insistenti, strade deserte. Ma anche di un senso di conquista silenzioso che si ripete dopo ogni uscita. “C’è stata fatica, sì, ma anche una bellezza che non mi aspettavo”.

Giamundo riassume il suo percorso con tre risorse che, confessa, gli sono diventate essenziali: disciplina, senza la quale non avrebbe iniziato; costanza, senza la quale non sarebbe andato avanti e divertimento, senza il quale non sarebbe arrivato fin qui.

“La maratona non è per supereroi. È per persone normali che decidono di provarci”
, sottolinea, trasformando la sua esperienza in un messaggio universale.

Il MICAP, percorso formativo che lo ha accompagnato negli ultimi mesi, gli ha dato gli strumenti per strutturare mindset, obiettivi e azioni concrete. La corsa, però, ha fatto il resto: “Mi ha mostrato che lo straordinario posso crearlo io, passo dopo passo”.

E se c’è una frase che riassume il tutto, Giamundo non ha dubbi: “Se vuoi, puoi”.

Il traguardo di Central Park non ha chiuso il cerchio. Lo ha ampliato. Oggi Giamundo fa parte dell’ASD Atletica Lentini, di cui ringrazia il presidente Salvatore Insolera “per il supporto costante e l’aiuto nel raggiungere un obiettivo che sembrava impossibile”.

E ora guarda avanti, più precisamente a febbraio 2026 quando si terrà la mezza maratona di Napoli e ad aprile 2026 per la maratona di Londra.
“Le sfide non sono finite – conclude – e sono la dimostrazione che lavorando su se stessi si può trasformare la propria vita, crescere e raggiungere traguardi personali e professionali che sembravano inarrivabili”.


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