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Carlentini, Pozzo Buda: il comune di Carlentini pone fine ad un contenzioso lungo oltre 30 anni

L’Ente era stato citato in giudizio dal proprietario di un pozzo innanzi il tribunale regionale delle Acque Pubbliche della Sicilia, per essere condannato al pagamento di oltre 10 milioni di euro. Il cittadino è stato condannato al pagamento delle spese di lite sostenute dal Comune di Carlentini per garantire la difesa tecnica.

Il tribunale regionale delle Acque Pubbliche ha rigettato  la domanda risarcitoria di quasi 10 milioni di euro avanzata  dal proprietario del pozzo Buda nei confronti del comune di Carlentini. Le ragioni della richiesta risarcitoria sarebbero legate  a indennità conseguenti alla cessione al Comune di un pozzo, alla fine degli anni ‘80.

Il tribunale ha accertato, per come anche ammesso dall’attore, che la cessione volontaria avvenne a seguito di un procedimento di espropriazione per pubblica utilità. L’uomo è stato condannato al pagamento delle spese di lite sostenute dall’Ente per garantire la difesa tecnica.

Il corrispettivo della cessione – spiega l’avvocato Alessandro Vinci –  che sarebbe più corretto denominare indennità, trattandosi di espropriazione – è stato legittimamente determinato tenendo conto del valore del terreno, delle spese di ricerca ed escavazione, del compenso spettante all’espropriato e del premio di rinvenimento commisurato ai 2/3 dell’intera portata d’acqua accertata all’epoca dal Genio Civile. Il tribunale regionale delle Acque Pubbliche ha riconosciuto che il compenso all’epoca corrisposto si configura   quale erogazione “una tantum”, insuscettibile di possibili variazioni successive relative alla portata del pozzo”.

Si chiude così un contenzioso che dura da oltre 30 anni per il quale il comune di Carlentini era stato citato in giudizio dal proprietario del pozzo Buda  innanzi il tribunale regionale delle Acque Pubbliche della Sicilia, presso la Corte d’Appello di Palermo, per essere condannato al pagamento della  somma di oltre 4 milioni di euro oltre interessi e rivalutazione monetaria a far data dal 1989 (per un complessivo di oltre 10 milioni di euro ).

La difesa dell’Ente affidata all’avvocato Alessandro Vinci  costituitasi tempestivamente  nell’ambito del procedimento, ha contestato la fondatezza dei presupposti, sia in fatto che in diritto, dell’azione promossa, ottenendo alla fine il rigetto della domanda risarcitoria avanzata dal carlentinese.


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