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Lentini, contenzioso tra ex amministrazione e dipendenti. Pupillo: “1 milione di euro coprirà spese per servizi”

Nei giorni scorsi il sindaco Rosario Lo faro e l’assessore al Personale Enzo Pupillo avevano dichiarato che la scelta di interrompere i contenziosi e di ricercare un’intesa con i dipendenti comunali, avevano  prodotto il risultato di ottenere lo svincolo delle somme in appena quattro mesi

“La vicenda delle somme pari a quasi un milione di euro del Comune di Lentini pignorate nel 2018 e svincolate pochi giorni fa ha suscitato interesse tanto che qualcuno si è chiesto: cosa si farà con queste somme?” A fornire spiegazioni a coloro che si chiedono in che modo le somme saranno utilizzate è l’assessore al Personale Enzo Pupillo attraverso una nota diffusa pubblicata sul suo profilo Social.

Precisiamo subito – dichiara – che i dipendenti hanno già percepito quanto spettava e queste somme copriranno spese per servizi alla comunità. E precisiamo  anche che il Comune si accinge a una manovra economica complessa per coprire il disavanzo enorme che abbiamo trovato e per tentare di evitare un secondo dissesto finanziario. Di questo parleremo nei prossimi giorni.

Sulla storia delle somme pignorate per oltre quattro  anni però  una riflessione va fatta.

“come è potuto accadere? Come è potuto accadere che un’amministrazione neghi ai suoi dipendenti diritti inviolabili riconosciuti dai contratti nazionali dei lavoratori? Come è potuto accadere che, nonostante avesse perso in primo grado tutte le cause (circa 120), un’amministrazione si sia ostinata a insistere e a ricorrere in appello? Come è potuto accadere che un’amministrazione in dissesto abbia speso decine di migliaia di euro di soldi pubblici (cioè dei cittadini) in parcelle di avvocati e spese legali per alimentare contenziosi inutili? Come è potuto accadere che, piuttosto che richiedere un parere all’organo preposto, ossia la Corte dei Conti, lo si sia richiesto a uno studio privato pagandolo profumatamente? Questa non è solo una storia di cattiva amministrazione pagata a caro prezzo dalla comunità. È una storia di arroganza del potere. Richiederebbe almeno l’umiltà di riconoscere gli errori, da parte di chi li ha commessi e da parte della pletora di intellettuali e grilli parlanti che osservavano silenti e continuavano a raccontare come un disco rotto un cambiamento che non c’era. Non accadrà. Il potere non c’è più ma l’arroganza è rimasta. Tutta…”.


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