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Lentini, “ho tolto il coltello dal collo, ho preso il mocio e ho ripulito”: il racconto di Massimo Cannone indagato per l’omicidio della moglie Naima

Domani la polizia scientifica ritornerà sul luogo del delitto per effettuare ulteriori rilievi e accertamenti. Fondamentale sarà la visione delle telecamere installate all’esterno dell’abitazione di via Ronchi

“Sono andato in tilt. Ho estratto il coltello dalla gola di mia moglie per cercare di aiutarla. L’ho scossa, poi ho preso il mocio e ho ripulito il pavimento dal sangue. Poi sono andato da mio fratello e abbiamo chiamato i soccorsi. Quando sono ritornato a casa, c’era la polizia che mi ha subito portato via”. A parlare è Massimo Cannone, marito di Naima Zahir morta sabato sera con una coltellata alla gola.

Il tappezziere lentinese ha deciso di uscire allo scoperto per raccontare ai microfoni di Rai2 a “Ore 14” la sua versione dei fatti. Una versione candidamente descritta, certo della sua innocenza, con un distacco palese nel racconto, che comunque non ha convinto i magistrati della Procura di Siracusa che lo ritengono al momento l’unico indagato.

Secondo la sua versione, ribadita durante il lungo interrogatorio davanti al PM Gaetano Bono che coordina le indagini, l’uomo è rientrato in casa avrebbe trovato la moglie con un coltello conficcato nel collo. A questo punto, “convinto che mia moglie fosse morta al 90%  come lo stesso ha dichiarato su Rai2 – prima di chiamare il 118, prima ancora di gridare aiuto e prima di avvisare le forze dell’ordine, ha pensato di togliere il coltello dal collo della moglie e ha provato a pulire il sangue che aveva formato “una pozzanghera”. Preoccupato per l’arrivo del figlio, l’uomo ha continua a ripulire compromettendo di fatto la scena del crimine. E solo oggi se ne è reso conto. Poi esce di casa e chiama il fratello. Forse solo allora realizza che la moglie è morta, o poco ci manca, e chiama i soccorsi.

Qui il video dal minuto 27


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