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Lentini, la famiglia di Naima Zahir si costituirà parte civile. La salma sarà seppellita a Casablanca

Distrutta dal dolore la madre, che per alcuni anni aveva vissuto nella stessa abitazione della figlia e del genero Massimo Cannone, chiede giustizia. Il tappezziere che ha confessato l’omicidio della moglie resta in carcere

Nel processo contro Massimo Cannone reo confesso dell’omicidio della moglie, la famiglia di Naima Zahir che vive a Palagonia, si costituirà parte civile assistita dagli avvocati Giuseppe Cristiano e Letizia Grasso.

La donna di origini marocchine che viveva da 25 anni a Lentini è stata uccisa la sera di sabato 12 marzo nell’abitazione di via Ronchi con due coltellate alla gola inferte dal marito, il tappezziere Massimo Cannone. L’uomo che in un primo momento aveva dichiarato di aver trovato la moglie morta e poi, di aver ripulito la cena del crimine con un straccio, messo sotto torchio dalla polizia, ha confessato di averla uccisa  davanti al gip del tribunale, Andrea Migneco, che ha convalidato il fermo, disposto dal procuratore Sabrina Gambino e dal pubblico ministero Gaetano Bono.

La famiglia di Naima Zahir vuole giustizia. Chiusa nel dolore vuole sapere il motivo di tanta crudeltà da parte di quell’uomo nei confronti della loro figlia. Una figlia che anche sul punto di morte diceva al proprio marito di averlo sempre amato e rispettato.

Per volere dei familiari la salma di Naima sarà seppellita a Casablanca, suo paese di origine. Intanto in città le varie realtà associative e scolastiche stanno organizzando alcune iniziative di solidarietà in memoria della donna brutalmente uccisa. La quarta donna che viene ammazzata da un uomo in poco meno di due anni, dopo Giusi Ponte, Francesca Oliva e Lucia Marino.


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