L’astensione sul Piano economico finanziario (Pef) dei rifiuti non è stata un’apertura alla maggioranza, ma una scelta dettata dal senso di responsabilità istituzionale. Lo sostengono i consiglieri comunali di opposizione Giuseppe Fisicaro, Francesca Reale, Concita Fava, Manlio Rossitto e Giuseppe Spada, intervenendo all’indomani dell’approvazione del provvedimento in Consiglio comunale.
Secondo i cinque esponenti dell’opposizione, il Piano è arrivato in aula a ridosso della scadenza prevista dalla legge, al termine di una gestione caratterizzata da tempi troppo stretti. “Non potevamo esprimere voto favorevole a un Piano che arriva in Consiglio comunale solo a ridosso della scadenza – affermano –. Una programmazione efficace non dovrebbe mai ridursi a una corsa contro il tempo“.
I consiglieri respingono inoltre qualsiasi interpretazione politica della loro astensione. “Non condividiamo il metodo, non condividiamo la gestione, non condividiamo i ritardi. Il nostro compito è controllare, proporre e pretendere una programmazione più efficace, una raccolta differenziata realmente efficiente, una gara espletata nei tempi dovuti e una gestione capace di ridurre stabilmente i costi per i cittadini“.
Nel comunicato trova spazio anche una valutazione politica sull’avvio della nuova amministrazione guidata dal sindaco Vincenzo Pupillo. Per l’opposizione, a poco più di un mese dall’insediamento, sarebbe già emersa una difficoltà numerica in Consiglio comunale.
“Il sindaco Pupillo non dispone di una maggioranza autosufficiente – sostengono Fisicaro, Reale, Fava, Rossitto e Spada –. Pur non condividendo modi, tempi e metodologie con cui il Pef è arrivato in aula, abbiamo assunto una posizione di responsabilità e serietà istituzionale per evitare che le diatribe interne alla maggioranza si trasformassero in un danno per i cittadini di Lentini“.
I cinque consiglieri concludono ribadendo il ruolo dell’opposizione. “Essere opposizione significa avere il coraggio di dire “no” quando serve, di dire “sì” quando è giusto e di astenersi quando la responsabilità istituzionale impone di non ostacolare un atto necessario, senza rinunciare a denunciare le criticità che lo accompagnano“.