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Lentini, riesumato il corpo del bancario rinvenuto nella body bag. Forse un collegamento con il duplice omicidio di madre e figlia

Il cadavere dell'ex bancario sarà sottoposto ad accertamenti per verificare la presenza di ulteriori prove in relazione al duplice omicidio di Francesca Oliva e Lucia Marino in odine al quale la scorsa estate Rossitto è stato arrestato

Riesumato nel cimitero di Lentini il corpo di Francesco Di Pietro, l’ex bancario trovato morto nell’agosto del 2019 dentro una body bag nelle campagne di contrada Ciricò. Il cadavere si trova adesso nell’obitorio dell’ospedale di Lentini per essere sottoposto ad un nuovo esame autoptico attraverso cui sarà verificata la presenza di ulteriori prove anche in relazione al duplice omicidio di Francesca Oliva e Lucia Marino, madre e figlia uccise lo scorso anno.

Per la vicenda della morte dell’ex bancario, i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Augusta, nell’ambito di una articolata indagine coordinata dalla Procura della Repubblica presso il tribunale di Siracusa, avevano arrestato il lentinese Adriano Rossitto, 37 anni titolare di un’agenzia funebre,  in esecuzione di un’ordinanza cautelare in carcere ritenuto responsabile di soppressione del cadavere di Francesco Di Pietro.

Al momento del ritrovamento da parte di alcuni passanti, i carabinieri intervenuti insieme al medico legale, non poterono accertare l’identità del cadavere poichè nudo e senza documenti o altri segni identificativi. Le operazioni nell’immediatezza risultarono difficili poiché il corpo si presentava in avanzato stato di decomposizione dovuto al fatto che la sacca utilizzata, presumibilmente a causa dello spostamento, presentava uno strappo e quindi non era più ermetica.

Le successive indagini si rivolsero a verificare se in quei giorni nei comuni di Lentini e Carlentini e nelle zone limitrofe risultava la scomparsa di una persona e in effetti la Polizia giudiziaria poteva verificare che di Di Pietro non si avevano notizie da circa una settimana.

I militari nel corso dei preliminari accertamenti avevano modo di localizzare l’automobile di proprietà dell’uomo nel parcheggio dell’ospedale di Lentini e avviavano, d’intesa con l’Autorità giudiziaria aretusea, un’intensa attività investigativa per identificare gli autori dell’occultamento della salma che nel frattempo, tramite raffronti in laboratorio di alcuni campioni di Dna, si poteva confermare che il corpo rinvenuto era proprio quello di Di Pietro.

Attraverso i filmati delle telecamere si aveva modo di constatare che Di Pietro la mattina del 21 agosto, era uscito di casa e alla guida della sua Fiat Tipo, si dirigeva verso il centro storico di Lentini ma che da quel momento in poi non aveva più fatto rientro presso la sua abitazione. Nel medesimo contesto investigativo venivano sentiti i familiari, gli amici e i conoscenti della vittima, ovvero i soggetti coi quali era solito intrattenersi per buona parte della sua giornata, tra cui Rossitto per meglio comprendere la personalità e le abitudini dell’uomo.

Dal contenuto delle audizioni si aveva modo di appurare che Di Pietro fosse un ex dipendente della banca “Carige” di Lentini in pensione, era un soggetto alquanto metodico e abitudinario, molto geloso della sua auto, una Fiat Tipo, che non faceva guidare a nessuno, percorreva sempre le stesse strade e parcheggiava sempre negli stessi posti e frequentava assiduamente l’agenzia di onoranze funebri “Gardenia”, in via Garibaldi a Lentini, gestita da Rossitto, ove peraltro aveva allacciato rapporti sia con il Rossitto sia con altri soggetti anch’essi frequentatori dell’agenzia e coi quali era solito trascorrere buona parte della sua giornata.

Dall’analisi dell’attività investigativa, a carico di Rossitto si rilevavano, fin da subito, una serie di gravi indizi soprattutto per le significative discrepanze emerse dalle sue dichiarazioni, rese dapprima alla Polizia giudiziaria e poi confermate ed integrate innanzi al Pm.

I successivi accertamenti, la continua attività informativa e le numerose contraddizioni in cui è più volte incappato l’indagato nei vari interrogatori sostenuti, consentivano di acquisire una lunga serie di gravi e concordanti fonti di prova a carico del sospettato.

Questi elementi, supportati dagli accertamenti scientifici effettuati dai RIS dei Carabinieri di Messina, sia all’interno dell’appartamento sia all’interno dell’abitacolo dell’autovettura di Di Pietro, che forniva ulteriori riscontri alle ipotesi investigative, facevano emergere in maniera chiara ed evidente la gravità delle responsabilità per cui si stava procedendo per cui il Pubblico Ministero, che concordava con l’esito delle indagini condotte dai Carabinieri della Compagnia di Augusta, richiedeva ed otteneva dal Gip, l’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per distruzione, soppressione o sottrazione di cadavere in concorso.

La scorsa estate Rossitto è stato destinatario di applicazione di misura cautelare in ordine al duplice omicidio di Francesca Oliva e della figlia convivente Lucia Marino rinvenute prive vita rispettivamente giorno 8 e 10 luglio 2021 a seguito delle indagini della Compagnia Carabinieri di Augusta e del Nucleo Investigativo di Siracusa.


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